Apple Music potrebbe presto offrire un piano gratuito, un mese dopo che uno dei suoi dirigenti si era detto « orgoglioso » di non averne uno. Catene di codice scoperte nella beta di Android rivelano i primi indizi.
Quando il codice contraddice il discorso ufficiale
Il 30 maggio 2026, Aaron Perris, sviluppatore e collaboratore di MacRumors, ha pubblicato su X una scoperta che ha immediatamente attirato l’attenzione del settore. Nell’ultima versione beta di Apple Music per Android sono apparse due insolite stringhe di testo: « Can’t skip any more tracks » (impossibile saltare altri brani) e « Premium access required » (accesso premium richiesto). Questi messaggi non hanno alcuna utilità nell’architettura attuale del servizio, che non prevede limiti di salto né distinzioni di livello di accesso.
La particolarità di questa scoperta risiede nel suo contesto. Un mese prima, nell’aprile 2026, Oliver Schusser, vicepresidente di Apple Music e contenuti internazionali, si era espresso senza ambiguità in un’intervista a Bloomberg. « Penso che il ‹ gratuito › sia stata un’idea terribile. Apple Music è l’unico servizio che non ha un piano gratuito, e che ci crediate o no, ne siamo davvero orgogliosi », ha dichiarato Oliver Schusser, vicepresidente di Apple Music e contenuti internazionali. (« I think ‹ free › was a terrible idea. Apple Music is the only service that doesn’t have a free tier, and believe it or not, we are really proud of that. ») Questa posizione, ferma e ripetuta (Schusser aveva già espresso opinioni simili in passato), rende ancora più sorprendente la comparsa di queste stringhe nel codice poche settimane dopo.
Cosa rivelano concretamente le stringhe di codice
I due messaggi identificati da Perris rimandano a un sistema di livelli di accesso che non esiste ancora in Apple Music. Il primo messaggio suggerisce che un utente raggiungerebbe una quota di riproduzioni di brani, funzionalità assente dall’abbonamento attuale. Il secondo indica che un’azione richiederebbe un livello « premium », sottintendendo l’esistenza di un livello inferiore senza tale accesso. Lo stesso Perris sottolinea che questi elementi potrebbero riguardare altro, come le stazioni radio, senza necessariamente significare un piano gratuito nel senso stretto del termine.
Rimangono quindi aperte diverse interpretazioni. Apple potrebbe testare un’offerta gratuita finanziata dalla pubblicità, simile a quella di Spotify. L’azienda potrebbe anche considerare un piano a pagamento meno costoso, con restrizioni, come propone YouTube Music Premium a prezzi diversi a seconda dei mercati. Nessuna di queste ipotesi è stata confermata e Apple non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito. Anche il fatto che queste stringhe siano state trovate nella beta di Android (e non di iOS) merita una nota: suggerisce che un’offerta del genere non sarebbe limitata solo agli utenti di iPhone o iPad.
Una pressione commerciale sempre più difficile da ignorare
Se Apple ha a lungo mantenuto la sua posizione premium, i dati di mercato iniziano a pesare su questa strategia. Secondo il rapporto « Music subscriber market shares Q4 2024 » di MIDiA Research, Apple Music e Amazon Music hanno aggiunto insieme solo 6 milioni di abbonati nell’intero 2024, mentre Spotify ne ha guadagnati 28 milioni nello stesso periodo. Apple Music occupa il terzo posto mondiale con una quota di mercato stimata all’11,6%, contro il 32,2% di Spotify, il cui numero di abbonati paganti ha raggiunto i 236 milioni alla fine del 2024 secondo i propri risultati finanziari.
MIDiA Research attribuisce esplicitamente questo divario di crescita all’assenza di un piano gratuito in Apple, che priva il servizio di un imbuto di acquisizione massiccio. Spotify, infatti, trae una quota significativa dei suoi nuovi abbonati paganti dalla sua base di utenti gratuiti. I mercati al di fuori del Nord America e dell’Europa, che oggi rappresentano il 78% dei nuovi abbonati mondiali secondo la stessa organizzazione, costituiscono precisamente le aree in cui la presenza di un accesso gratuito è più determinante per farsi conoscere. Apple, ancora ampiamente percepita come un marchio di ecosistema chiuso in queste regioni, soffre qui un deficit di esposizione strutturale rispetto ai concorrenti.
Il WWDC 2026, una possibile ma incerta vetrina
La conferenza annuale degli sviluppatori di Apple, il WWDC 2026, è prevista per l’8 giugno 2026, ovvero tra meno di una settimana. Diversi osservatori ritengono che questa scadenza potrebbe fare da cornice a un annuncio sull’evoluzione degli abbonamenti di Apple Music. La presenza di queste stringhe in una versione beta recente suggerisce che lo sviluppo è in corso, anche se nulla garantisce un annuncio imminente. Apple potrebbe benissimo presentare questa evoluzione in un evento successivo, o decidere di non procedere affatto se i test interni non saranno conclusivi.
Va inoltre ricordato che Apple offre già una forma di aggregazione dei suoi servizi tramite Apple One. Questo pacchetto raggruppa Apple Music, Apple TV+, Apple Arcade, iCloud+, Apple Fitness+ e Apple News+ a partire da 19,95 dollari al mese per un abbonamento individuale, o 25,95 dollari al mese per una famiglia fino a cinque persone. Questo approccio per bundle distingue Apple dai suoi concorrenti, ma non risponde alla richiesta di un accesso gratuito per gli utenti che non desiderano impegnarsi in un abbonamento.
La domanda posta dalle stringhe di codice di Aaron Perris è quindi meno una questione di « se » piuttosto che di « come ». Se Apple deciderà di fare il grande passo, la forma precisa di quest’offerta, con o senza pubblicità, con quali restrizioni, a quale eventuale prezzo, determinerà se il servizio riuscirà finalmente a catturare una nuova generazione di ascoltatori che oggi Spotify e YouTube Music si spartiscono senza una concorrenza seria. Il WWDC 2026 potrebbe fornire una prima risposta.

