AI Act: L'UE adotta la Legge sull'IA e rinvia i termini di conformità

Il 7 maggio 2026, l’UE ha approvato il Digital Omnibus on AI, semplificando l’AI Act prima ancora della sua piena applicazione. Ecco cosa cambia per le aziende.

Sedici mesi. Questo è il tempo necessario affinché il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale venisse riaperto e parzialmente riscritto. Pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’UE nel luglio 2024, l’AI Act è stato oggetto di un accordo politico raggiunto il 7 maggio 2026 tra il Parlamento europeo e il Consiglio dell’UE. Questo testo, denominato Digital Omnibus on AI, modifica profondamente i termini di conformità ed estende diversi alleggerimenti amministrativi a una categoria più ampia di aziende. Nessun regolamento strutturante dell’Unione, né il GDPR né il Digital Services Act, aveva subito un tale trattamento così rapidamente dopo la sua adozione.

Un calendario completamente rivisto per i sistemi ad alto rischio

L’elemento più concreto dell’accordo riguarda le scadenze. Il Consiglio dell’UE e il Parlamento europeo hanno stabilito due date diverse a seconda della natura dei sistemi di IA interessati:

  • Sistemi di IA ad alto rischio autonomi (biometria, istruzione, occupazione, servizi essenziali, controllo delle frontiere, giustizia): applicazione delle norme entro il 2 dicembre 2027.

  • Sistemi di IA integrati in prodotti regolamentati (ascensori, giocattoli, macchine, dispositivi medici): applicazione delle norme entro il 2 agosto 2028.

Questa struttura a due velocità risponde a una critica persistente: le aziende i cui sistemi di IA sono già inquadrati da una normativa settoriale ritenevano che la sovrapposizione degli obblighi rappresentasse un onere sproporzionato. L’accordo provvisorio prevede un meccanismo per risolvere i conflitti tra il quadro orizzontale dell’AI Act e le legislazioni settoriali esistenti, secondo le informazioni pubblicate dal Consiglio dell’UE il 7 maggio 2026.

Inoltre, le norme di trasparenza sull’etichettatura dei contenuti generati dall’IA, inizialmente previste per il 2 agosto 2026, beneficeranno di un breve periodo di grazia. I fornitori di sistemi di IA generativa avranno tempo fino al 2 dicembre 2026 per rendere i loro contenuti rilevabili come generati artificialmente, ovvero tre mesi aggiuntivi rispetto al calendario originale, secondo il comunicato ufficiale della Commissione europea pubblicato il 7 maggio 2026.

Le PMI non sono più sole a beneficiare degli alleggerimenti

Finora, alcuni privilegi normativi (documentazione semplificata, sanzioni modulate) erano riservati alle piccole e medie imprese. L’accordo del 7 maggio 2026 estende tali esenzioni alle società con meno di 750 dipendenti, una categoria definita « piccole imprese intermedie ». Per le startup e le scale-up del settore tecnologico, questa soglia rappresenta un segnale diretto: la conformità alle regole sulla regolamentazione dell’IA in Europa non deve più essere riservata esclusivamente alle grandi piattaforme in grado di assorbire team legali dedicati.

L’accordo prevede anche l’istituzione di un sandbox normativo su scala europea. Questo dispositivo consentirà di testare i sistemi di IA in condizioni reali prima della loro immissione sul mercato, con un obiettivo di operatività fissato al 2 agosto 2027. Allo stesso tempo, l’Ufficio europeo per l’IA vede rafforzate le sue prerogative per supervisionare i modelli di IA ad uso generale, pur mantenendo la competenza delle autorità nazionali in settori sensibili come il mantenimento dell’ordine, la gestione delle frontiere e la supervisione finanziaria.

Un divieto ampliato, due nuove pratiche proibite

L’accordo non si limita agli allentamenti. Il Parlamento europeo ha ottenuto l’aggiunta di due nuovi divieti all’articolo 5 dell’AI Act. Sono esplicitamente presi di mira i sistemi in grado di generare o manipolare immagini a sfondo sessuale raffiguranti una persona identificabile senza il suo consenso. Anche i contenuti pedopornografici prodotti da sistemi di IA sono proibiti nel testo finale, secondo le informazioni del Parlamento europeo pubblicate il 7 maggio 2026. Queste aggiunte rispondono a recenti scandali che hanno coinvolto strumenti di largo consumo e utilizzi non consensuali.

Perché Bruxelles ha riscritto la propria legge in meno di due anni

La revisione dell’AI Act non è il frutto di un semplice aggiustamento tecnico. Risulta da una pressione industriale e politica senza precedenti esercitata tra l’estate 2025 e l’inizio del 2026. Nel luglio 2025, quarantacinque importanti aziende europee (tra cui Airbus e Axa) chiedevano formalmente una moratoria sull’applicazione del testo. Due mesi dopo, cinquantasei attori dell’IA, con Mistral AI in testa, richiedevano una semplificazione sostanziale degli obblighi.

Il rapporto Draghi sulla competitività europea aveva quantificato in 500 miliardi di euro all’anno il costo globale della conformità normativa per le aziende del continente. Questa cifra ha pesato nelle decisioni a Bruxelles. La pressione esterna ha anch’essa giocato un ruolo: l’amministrazione Trump, che ha firmato nel gennaio 2025 un decreto volto a rimuovere gli ostacoli allo sviluppo tecnologico negli Stati Uniti, aveva segnalato la sua opposizione a qualsiasi regolamentazione ritenuta eccessiva potesse influire sulle aziende statunitensi operanti nel mercato europeo.

Marilena Raouna, vice ministro cipriota per gli affari europei, ha elogiato la rapidità del processo in un comunicato del Consiglio dell’UE pubblicato il 7 maggio 2026: « Streamlining the AI rules is essential for ensuring the EU’s digital sovereignty. As presidency, we worked on this proposal with urgency. » (La razionalizzazione delle regole sull’IA è essenziale per garantire la sovranità digitale dell’UE. In quanto presidenza, abbiamo lavorato su questa proposta con urgenza.)

La competitività, l’altro problema che la regolamentazione non risolve

L’accordo del 7 maggio offre sedici mesi aggiuntivi alle aziende interessate dalle norme sui sistemi ad alto rischio. Questo termine è concreto e immediatamente utile, in particolare per le startup francesi ed europee i cui team non sono dimensionati per una messa a norma in pochi mesi.

Tuttavia, non colma il divario di investimenti tra l’Europa e i suoi concorrenti. Nel 2025, gli investimenti nelle tecnologie di IA ammontavano a circa 8 miliardi di dollari lato europeo, contro 109 miliardi negli Stati Uniti, secondo i dati disponibili prima della conclusione del presente accordo. Questo divario riflette una realtà strutturale che va oltre il perimetro dell’AI Act: disponibilità di capitali, profondità del mercato unico dei servizi digitali, accesso a chip e infrastrutture di calcolo.

Il Digital Omnibus on AI conferma che la regolamentazione europea è in grado di adattarsi rapidamente quando la pressione è sufficiente. Per i team legali e i responsabili della conformità, la priorità ora rimane integrare i nuovi termini nelle loro roadmap, preparando nel contempo gli obblighi la cui entrata in vigore non è stata modificata, in particolare le regole sull’alfabetizzazione all’IA e i requisiti di trasparenza già applicabili da agosto 2025.